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Cazzate in Chiesa.

È il 10 marzo 2019.
La storia tra Federico Chiesa e la Fiorentina finisce quel giorno lì.
Si sta giocando un Fiorentina-Lazio e Federico ha bisogno di chiedere il cambio.
La sua Fiorentina sta facendo un’enorme fatica e senza di lui non riuscirà a vincere. Il pareggio serve a poco, l’Europa – un sogno completamente impossibile da realizzare – svanisce.
Piange in panchina. Qualcuno pensa si sia fatto male seriamente, ma non è niente.
Mollano tutti, Pioli viene umiliato pubblicamente da lì a poco e di Montella non frega un cazzo a nessuno. Le perdiamo tutte, per miracolo il campionato finisce e non andiamo in Serie B.
Enrico Chiesa, Corvino e la Juventus sono già d’accordo. Una sessantina di milioni per la Fiorentina, cinque al giovane Federico.
A giugno arriva improvvisamente Commisso.
Enrico si aspetta una telefonata.
Commisso se ne fotte. Non ci pensa neppure, è preso da mille cose.
È entusiasta, felice. Arriva e dichiara che Chiesa non andrà alla Juve, lui non farà come fece Pontello con Baggio. È convinto di poter cambiare le cose, di coinvolgere la famiglia Chiesa con le sue idee.
Enrico si incazza come una lontra. Se ne fotte di Commisso. Ci sono 5 milioni sul piatto, mica seghe.
E comunque non è solo il problema del denaro, ma è il fatto di non essere stato avvertito a farlo incazzare come un pazzo. Giura a chiunque gli si avvicini che lui non parlerà mai con “questi”.
Federico rimane calmo e non dice una parola. Ma gli girano i coglioni. Si aspettava di lavorare con Cristiano Ronaldo, gli tocca ancora quel maledetto di Biraghi.
La situazione viene prima tranquillizzata, poi minimizzata, poi silenziata. Ci si aspetta che il carisma dei dirigenti del “nuovo corso” faccia da leva nella testa del ragazzo. Ma né New York, né 30mila abbonati, né soprattutto la cessione di Biraghi scuotono il giovane Federico, che assiste impassibile con la sua solita aria disincantata, ben diretto dalle solide indicazioni paterne.
Enrico non si smuove di un millimetro, è convinto di non essere stato rispettato e poi 3 milioni in meno all’anno sono tanti, tanti dal non dormirci la notte dal nervoso.
La dirigenza ancora oggi non riesce fisicamente a parlare con chi cura gli interessi del suo giocatore più importante e arrivati oramai a fine novembre si è rotta i coglioni e inizia a cambiare atteggiamento.
Non mi dilungo sui coloriti racconti cittadini che sfociano nella leggendaria rubrica WhatsApp di Enrico che ha addirittura bloccato Antognoni o sul fatto che abbia detto agli amici che non tornerà mai più al Franchi proprio per non dover incontrare nessuno.
Siamo tutti dei beceri chiacchieroni e alla fine tutto diventa “leggenda” in questa città bottegaia. Forse anche questa ricostruzione lo è, chi lo sa. Ma le leggende hanno tutte qualcosa di vero. A volte quasi tutto.

Dario Del Gobbo.