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L’altro giorno mi è successa una cosa buffa…
Parlavo di Fiorentina con un mio amico (e fin qui niente di strano…) e siamo finiti in un discorso che avrebbe quasi dell’assurdo. Dico “avrebbe” per chiunque non conosca l’animo fiorentino e la nostra storia.
C’è un momento che ha segnato profondamente questi ultimi anni Viola. Uno spartiacque.
Non è il fallimento, non è una retrocessione e nemmeno Calciopoli. Tutte queste belle cose, per quanto ci abbiano traumatizzato, sono solo conseguenze.
Sto parlando del 5 Novembre 1993. Data tragica. Giorno in cui venne a mancare Mario Cecchi Gori.
Uomo.
Imprenditore.
Tifoso.
Fiorentino.
Aveva tutto per essere perfetto, ma il destino ce lo ha portato via troppo presto. Quel 5 novembre fu proprio questo: una sorta di “peccato, avrebbe potuto essere… ma non è stato”. Come se il destino ci avesse chiesto di rassegnarci. Di non volare troppo alto perchè poi ci si brucia e, quindi, accettare di vivere la mediocrità come un qualcosa di normale.
Dicevo…
Il discorso assurdo che facevo con il mio amico partiva proprio da questa cosapevolezza. Da quell’idea di fragilità e, diciamocelo, anche un pò di sfiga da cui ogni tanto sentiamo di essere perseguitati. Avevamo trovato l’uomo perfetto… e poi guarda come è andata a finire.
E quindi è facile proiettarsi ai giorni nostri. A questo signore venuto da oltre oceano che parla con il cuore. Che si commuove per una partita vinta con il Sassuolo (oh! Con il Sassuolo… non con il Real!). Che parla il giusto e, sopratutto, fa tanto. Che sogna e fa sognare. Che ha ambizione ma anche pragmatismo. Che si fa amare, perchè è capace di voler bene.
Lontanissimi anni luce dall’ipocrisia degli ultimi anni o dalla scelleratezza di quelli prima. Viviamo in un sogno lucido. Abbiamo quasi paura a dirlo (figuriamoci gridarlo!) perchè il terrore è che qualcuno venga a svegliarci.
Non c’è aspetto, in questa gestione, che non ci faccia gonfiare il petto. O addirittura commuovere. Stiamo respirando un modo di fare calcio (e più in generale un modo di intendere la vita!) fatto di sincerità, entusiasmo, partecipazione, capacità, orgoglio e rispetto. Tutte cose che erano diventate delle vere e proprie chimere. Ci stanno regalando di nuovo delle sensazioni ormai dimenticate. Non è un caso se in tanti hanno paragonato le emozioni di questi giorni con quelle vissute negli anni ’90. Non è un caso proprio per nulla. Perchè Firenze non si innamora delle mezze seghe. Firenze può permettersi il lusso di scegliere chi amare. E questo signore si merita ogni goccia del nostro sentimento. Si merita gratitudine, pazienza, entusiasmo… si merita Amore, appunto.
Impossibile, quindi, non farsi tornare alla mente Marione. E, purtroppo, anche quel “avrebbe potuto, ma non è stato”.
C’è una città pronta ad esplodere. A scendere in battaglia al fianco del proprio generale. E il nostro cuore avverte questo grande privilegio.
Per questo la paura che tutto venga portato via è enorme. Ovviamente è un pensiero irrazionale. Ma siamo stati bacchettati troppe volte e troppo a lungo per non concedersi questo tipo di debolezze.

La verità, caro Presidente, è che siamo già follemente innamorati di te.
Tu sei il nostro vero grande fuoriclasse.
Te lo ripeto…
SEI IL NOSTRO FUORICLASSE.
Per questo, per piacere, riguardati. Non facciamo bischerate. Mettiti una sciarpina. Non prendere freddo. Evita troppo sale. Non fare sforzi. Non ti strapazzare troppo. Insomma… prenditi cura di te.
Te lo chiede una città intera.
Firenze ha trovato un condottiero di cui fidarsi. Un uomo che la rispecchia in ogni aspetto. Abbiamo un gran bisogno di continuare a sognare insieme. Prendici per mano e portaci finalmente dove meritiamo.