Please follow and like us:

La sua storia inizia con una scommessa. Il suo procuratore Settimìo Aloisio gli lancia una sfida: «Tra una settimana inizia la Copa America, se vuoi coronare il tuo desiderio di giocare nel calcio italiano devi segnare almeno sei gol. Butta quei palloni dentro e io ti regalo il tuo sogno”. Aloisio stava parlando a Gabriel Omar Batistuta, quello che poi diventerà il più prolifico attaccante della storia della nazionale Albiceleste.
Bati agli inizi non era ancora Re Leone. Anzi, in Argentina era soprannominato «El Camion» per la sua potenza. Un’etichetta non tra le più nobili.
Il debutto avverrà con il Newell’s, dove l’attaccante argentino conosce Marcelo Bielsa. Una figura che avrà un ruolo importante, forse decisivo, nella sua crescita. “El Loco” è un duro, i giocatori lo odiano o lo amano. «Dopo venti giorni d’allenamento, rientrando negli spogliatoi pensai che per colpa sua non avrei fatto il calciatore. Invece fu l’esatto contrario…»
In campo “El Loco” lo massacra di lavoro e fuori gli impone una dieta ferrea. E la ricetta funziona, Bati comincia lentamente a trasformarsi e Bielsa, come premio, si presenta nella sua camera con una scatola di alfajores, dei biscotti tipici argentini, come a dire “Il primo esame è superato”.
Il Newell’s è una bella famiglia e lui segna a raffica. Le sirene dei grandi club iniziano a chiamare e così Bati riempie la valigia e parte.
A scommettere su di lui è il River Plate. L’allenatore Merlo gli concede fiducia e Gabriel lo ripaga con un campionato importante. Ma dopo pochi mesi cambia tutto. Daniel Passarella diventa l’allenatore del River e, nel primo allenamento, Bati si ritrova subito tra le riserve. Bocciato senza un perché.
E’ passata una vita da quel pomeriggio triste nel ritiro di Mar de Plata eppure ancora oggi Gabriel non riesce a capire il perché di quella clamorosa e totale stroncatura. “Una ferita che non si è mai rimarginata”. Il divorzio è inevitabile. Un gioco di prestigio del suo procuratore (che acquista la metà del suo cartellino) permette a Batigol di trasferirsi nel Boca, la storica rivale del River.
Dall’inferno, al paradiso.
Segnerà una storica doppietta in Copa Libertadores al Monumental contro il suo vecchio River e dopo ogni rete Bati passa davanti alla panchina avversaria guardando fisso negli occhi il suo “nemico” Passarella. Una dolce vendetta, quella che aveva sognato…
Ma torniamo all’inizio della storia, alla scommessa con Aloisio.
La Seleccion sbarca in Cile senza avere l’etichetta di nazionale da battere. Bati conquista a sorpresa una maglia da titolare. Due gol al debutto contro il Venezuela poi la sfida contro i padroni di casa: una guerra. L’Argentina arriva allo stadio accolta da una sassaiola che spacca due vetri del pullman e obbliga i giocatori a ripararsi sotto i seggiolini. Ma Gabriel non è tipo che si spaventa. Anzi. A dieci minuti dalla fine realizza il gol decisivo.
Va a segno anche contro il Paraguay e contro il Brasile: e siamo a cinque. L’ultima partita è contro la Colombia. L’Argentina vince 2 a 1 e Bati realizza il gol decisivo. Sei centri e la Coppa America alzata al cielo. la sfida è vinta. Aloisio se la ride sotto i suoi baffoni, perché l’aveva già venduto giorni prima alla Fiorentina a sua insaputa. “Sapevo già come andava a finire…” Dirà poi il procuratore.
L’inizio in Italia però è faticoso. L’allenatore della Fiorentina è il brasiliano Lazaroni e il leader della squadra è un altro verdeoro, Carlos Dunga. Il nuovo arrivato rischia di far saltare gli equilibri dentro lo spogliatoio. Dopo cinque giornate di campionato salta Lazaroni e arriva Radice. Ma per Bati la situazione non cambia di molto. Riserva era prima, riserva resta.
Poi arriva la svolta. Il 26 febbraio 1992 sbarca allo stadio Franchi la Juve. Per i tifosi viola è “la partita”. Bati va a segno con un colpo di testa ravvicinato: è la fine di un incubo. Inizia a segnare a raffica, chiudendo con 13 centri. Si riparte e il previdentissimo Mario Cecchì Gori fa le cose in grande. Arrivano Baiano, Brian Laudrup, Effenberg. La squadra viola sogna di inserirsi in zona scudetto, ma invece sprofonda incredibilmente in serie B. Bati chiude il torneo con 16 reti. Cifre importanti, ma tutto inutile.
Il campione di Reconquista viene corteggiato dal Real Madrid, che scende in campo con un’offerta interessante. Ma Gabriel è uno che non fugge. «C’era un’immagine che dovevo cancellare dai mìei occhi: il vecchio presidente Mario Cecchi Gori costretto a lasciare lo stadio dentro una macchina della polizia. Volevo troppo bene al presidente. Aveva investito nella Fiorentina tanti soldi e tanta passione. Non potevo lasciare la squadra in serie B». Bati decide di restare.
In B in panchina arriva Ranieri che lega subito con il fuoriclasse argentino. La promozione arriva domenica 8 maggio 1994. Fiorentina-Ascoli 5 a 1, due gol di Gabriel. La promessa è mantenuta: Bati ha riportato la squadra in serie A e il primo pensiero è per Mario Cecchi Gori, scomparso a novembre per un attacco cardiaco. «Voleva bene alla Fiorentina e non doveva morire con la sua squadra in B. La vita, a volte, è ingiusta».
La Fiorentina passa in mano al figlio Vittorio, che dopo annate di folle gestione condite anche da stagioni esaltanti come il terzo posto con Trapattoni (dopo aver chiuso il girone d’andata in testa), porterà la Fiorentina ad un triste fallimento. Il Re Leone in questi anni darà il meglio di sé, segnando caterve di gol e portando la Viola a risultati prestigiosi in Europa con Barcellona, Arsenal e Manchester United, ma purtroppo il declino del club è ormai prossimo. Bati viene venduto alla Roma per la cifra incredibile di 70 miliardi.
Il Re Leone nella capitale crea subito un feeling perfetto con Totti. Il braccio e la mente. Il campione di Reconquista segna 20 reti e la Roma conquista il suo terzo scudetto. Bati è entrato a pieno titolo nella storia del calcio italiano. All’Olimpico il Re Leone sente di aver chiuso un ciclo come lui aveva sognato. Da ragazzino sconosciuto, a uno dei più forti calciatori del mondo.
Le sue caviglie martoriate però lo portano a lasciare Roma a 33 anni. Finirà in Qatar, dopo una breve parentesi all’Inter, una carriera forse con pochi titoli, ma con tanti gol e tanta fama.
In nazionale vincerà due Coppe America e una Confederations Cup, ed è stato fino a pochi mesi fa (quando è stato Messi a superarlo), il miglior marcatore dell’Argentina con 56 reti, davanti a nientemeno che Maradona, che del suo amico Bati dirà: “Il Biondo è un grande. E’ un animale, un animale che, come dico sempre, grazie a Dio è argentino. Pensa che se non avessimo fatto il putiferio che abbiamo fatto tutti noi che lo volevamo, Quel loco di Passarella non l’avrebbe neanche portato ai Mondiali.”
Un giocatore pazzesco, amato da tutti e diventato leggenda a Firenze.
Nel 2000, in occasione di una vittoria della Roma contro la “sua” Fiorentina, dopo aver segnato il gol della vittoria non esultò e scoppiò in lacrime mentre riceveva gli abbracci dei compagni, a dimostrazione che oltre che ad un grande campione, eravamo di fronte ad un grande uomo: Gabriel Omar Batistuta…