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UN FIORENTINA-MILAN
(La Fede e le fedi)
Ermanno Ferrini
15 Aprile 1956
S’era di matrimonio. Un matrimonio importante.
Una cugina del babbo, bella donna, raffinata, sposava il figlio di uno importante. Importante anche lui. Già’ ingegnere. Uno, come si diceva allora, con una “posizione”. (Traduzione: tanti quattrini).
Il problema era che le nozze si celebravano nella chiesa di un paese a un’ottantina di chilometri da Firenze.
Testo del telegramma del babbo:
– Confermo presenza cerimonia stop. Non pranzo stop. Causa inderogabile impegno lavoro stop.
L’ inderogabile impegno di lavoro era Fiorentina-Milan. Domenica 15 Aprile 1956. Ore 14.30. Stadio Comunale di Firenze. Non si poteva mancare.
Il babbo noleggia una macchina adatta. FIAT, blu col tettino grigio. La mamma non viene perche’ la nonna e’ malata.
Io devo portare le fedi all’altare.
Mi vestono a festa. Sembro un soldatino di piombo. Pantaloni grigi al ginocchio. Calzettoni lunghi bianchi, in modo che si vede solo la rotula. Scarpe grigie. Nuove, strette, un male cane. Giacchetta blu. Camicia bianca. Cravatta a sciacquone (con l’elestico). Capelli impomatati con mezzo chilo di Brillantina Linetti. Perche’ ” i’ bambino c’ha la ritrosa e i capelli un gli stanno mai a posto”.
S’arriva. Mi mettono in tasca le fedi nunziali, in un astuccio rosso. Mi istruiscono.
Ma la cosa va per le lunghe. Troppo per le lunghe. Troppo, soprattutto, per un Fiorentina-Milan.
– il commendatore deve essere per strada.
– il cavaliere e la signora sono in ritardo.
– il dottore ancora non arriva.
– l’avvocato sara’ qui a momenti.
Siamo in chiesa.
– PSSSSSSS
Mi giro. L’è i’ mi’ babbo.
Io l’ orologio ancora non ce l’ avevo (il primo ce lo regalavano quando si passava a Comunione). Ma lui, si.
E batte tre volte la mano destra a taglio sul palmo della sinistra. Poi, con un impercettibile movimento della testa e degli occhi, che solo io percepisco, indica una porticina laterale.
Intendo. Impomatato, vestito a bischero ma non bischero, intendo. E quatto quatto mi defilo.
Si salta in macchina. Mi levo le scarpe. Finalmente. Il babbo guida bene. Si vola.
Eccoci. Non si parcheggia sul dischetto del rigore solo perche’ le macchine non le fanno entrare. Ma molto vicino, si.
– Corri. L’e’ tardi.
Ci si mette a sedere che comincia la partita.
Sento freddo ai piedi. Guardo in giù’. Le scarpe sono rimaste in macchina. Pazienza.
Alla fine del primo tempo i’ babbo mi fa:
– A chi le hai date le fedi ?
– Io ? A nessuno. M’hanno detto di tenerle sempre in tasca…..
E, compiaciuto, mostro l’ astuccio rosso.
– Czzzzzzz
E una foto immortalo’  il matrimonio dell’ anno, con gli sposi che si scambiano due campanelle d’ ottone raccapezzate da una tenda in sacrestia.
Comunque, si vinse 3 a O.
Gol di Prini e doppietta di Virgili.
E si spicco’ il volo definitivo verso il Primo Scudetto.