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PIAZZA GOLDONI
ovvero
QUANDO LA BANDIERA DELLA JUVE PRENDEVA FOCO
– Ragazzacci
Bene che andasse, negli anni 56/58, ci chiamavano cosi’. Se non peggio.
Ma s’era simpatici. E si faceva “gruppo”. Pero’, la parola non era di moda. Usavano ” teppa”. Chissà’ perche’.
C’era Massimo, i’ figliolo di’ trombaio; Andrea, i’ figliolo dello stagnino; un altro Massimo, i’ figliolo dell’ortolano; Edoardo, i’ figliolo di’ calzolaio; Sandro, i’ figliolo di’ fiaccheraio. E poi, c’ero io, i’ figliolo di Ferruccio, “quello della SITA”.
Per la verità’, c’era anche il Conticino Paolo G., dei Conti G. di G. Che abitava, naturalmente, in Palazzo G.
Il Signor Conte non voleva che ci frequentasse. Ma lui ci veniva lo stesso. Di nascosto, quando corrompeva la bambinaia. Perche’ si divertiva di più’ con noi che non con gli amici che avevano scelto per lui i genitori. Molto raffinati. Molto, effemminati.
Quando non s’era a scuola, l’elementare Bernardo Rucellai di via Palazzolo, s’era sempre per la strada. Fra, appunto, via Palazzolo, via de’ Canacci, via Maso Fini guerra e Borgo Ognissanti.
Il nostro maestro di scuola era G.P. Come quello della poesia di Trilussa “……. er maestro de scola communista”. E, come tale, non ci insegnava ” La vispa Teresa”, ma canzoni compromettenti per l’epoca.
Che quando le si ricantavano a casa, i grandi chiudevano le finestre.
– Sta zitto, che ti sentano tutti.
Le mamme erano tutte uguali.
– Prima d’anda’ fori, fa’ le lezioni. E falle perbene. E unn’ave’ furia. Che poi te le risento. E un ti sbucciare i ginocchi anch’oggi. E un torna’ tutto sudicio.
Appena fori s’andava a suonare i campanelli. Quelli di allora. A bubbolo. Cioè’ con un filo di ferro collegato a una campanella. Tutto manuale
Il citofono era a urlo:
– Chi e’e’ee’e’ ?
Il videocitofono a vista:
– Aspetta m’affaccioooooo
E infatti……
– Ragazzacci !!! Ora chiamo le guardie !!
Le guardie altro non erano che i Vigili Urbani. Detti anche “angiolini”, perche’ in estate erano completamente vestiti di bianco. Come i fornai. E viaggiavano sempre in coppia, con le biciclette nere.
– Scappiamo ! C’è gl’angiolini !
La paura era che ci sequestrassero i’ pallone.
Qualche volta, quando ci accerchiavano, capitava. E allora un genitore doveva andare al Comando
per riprenderlo. Pagando una contravvenzione di cento lire.
Ma, succedeva, che a Palazzo Guadagni, a Porta a Prato, avevano più’ palloni che da’ i’ Pieraccioni Sport. Perche’, nuovo, costava cinquanta.
Gli altri giochi erano tutti rigorosamente a costo zero.
Si giocava a tappini, alle cerbottane, a nascondino, a acchiappino, alle bandierine, a sbarbacipolla e a mamma troia.
Qualche moderno terapeuta infantile li ha ” rivisitati”. E li ha pomposamente chiamati “giochi psicomotori”. Di sicuro non s’era obesi, ne’ rincoglioniti, ne’ stressati. E poi, lasciatemelo dire, s’era belli come i’ sole.
Quando non ci vedevano dalle finestre, voleva dire che s’era in Parrocchia. In Borg’Ognissanti . Davanti alla piazza del Grand Hotel. Dove venivano tanti personaggi famosi.
A Soraya, la moglie dello Scia’ di Persia, Edoardo vocio’ ” bonaaaaaa”. E si prese tre giorni di punizione, perche’ la su’ nonna, che usciva da’ i’ Rosario, lo senti’.
Le punizioni consistevano nello stare in casa. Qualche ora in più’ (cartellino giallo) o qualche giorno (cartellino rosso).
C’era una specie di prontuario. Ad ogni “reato” corrispondeva una “pena”.
Ma c’era una pena che non esisteva. Perche’ il reato non era nemmeno previsto: mancare di rispetto agli anziani. E infatti nessuno si e’ mai azzardato. Nemmeno per scherzo.
S’era già’ tutti tifosi viola. E i babbi ci portavano allo stadio. Non si pagava, purché’ ci tenessero sule ginocchia e non si occupasse un posto a sedere. Ma siccome era sempre pieno, e si stava tutti in piedi, per farci vedere la partita ci mettevano a cavalluccio sulle spalle.
S’era visto, da poco, il primo scudetto.
Invece, dalla porta della Parrocchia, si vedeva l’edicola di Piazza Goldoni. In cima alla quale sventolava la bandiera della Juventus.
La ” Giuve”, come si diceva in modo sprezzante per imitare i suoi tifosi che venivano tutti dal contado. (I gobbi, non erano ancora nati).
Succedeva che, dopo l’orario di chiusura, quella bandiera prendesse spesso foco.
– Fammi pinzetta. Oggi tocca a me.
– Chi l’ha rubati i fiammiferi a casa ?
Ma lui, che era del contado, imperterrito, la rimetteva sempre.
Una volta qualcosa andò’ storto.
O perche’ tirava vento, o perche’ Edoardo era troppo basso, fatto sta che non prese foco la bandiera. Ma l’edicola.
Gli angiolini, che ci conoscevano bene, ci riportarono a casa tenendoci per un orecchio.
Ai babbi tocco’ pagare. E far finta di arrabbiarsi.
Ma, sotto sotto, son sicuro che erano contenti. E orgogliosi di noi.