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GUERRIGLIA E SCONTRI IN NOME DI UN CAMPIONE

Baggio va alla Juventus. Molotov e cariche nella città sconvolta, più di 80 i fermi, 9 gli arresti. A Firenze si scatena la violenza ultrà, assalto a Coverciano

FIRENZE. Notte di scontri in città, con attacchi alla polizia e lanci di molotov, e gli ultrà che tornavano continuamente alla carica in nuovi punti, mentre risuonavano le ambulanze e il traffico impazziva. E il questore ha imposto la chiusura dei locali pubblici alle 22,30.
E’ stata la guerriglia finale dopo un attimo di pausa che aveva seguito alla prima fase della guerra, quella iniziata nel pomeriggio. Erano le sei e mezza di sera e non s’ è capito più niente. In piazza Savonarola, davanti alla sede della Fiorentina, c’ erano quasi cinquecento persone tra tifosi e curiosi. I tifosi con le radio sopra le spalle ascoltavano un’ emittente privata che stava trasmettendo in diretta dalla sede la conferenza-stampa della società. Alle parole di Claudio Pontello: La nostra famiglia resterà sempre al comando della società, il finimondo. Prima urla, cori, lancio di monetine e di ghiaia verso il palazzo. Poi i quindici pochi poliziotti che si barricano dietro le macchine e cominciano a sparare lacrimogeni. Paura, confusione, parapiglia, fumo, la folla si ritira. I poliziotti si fanno avanti roteando i manganelli. Si segnalava soprattutto per l’ energia dei colpi un agente della Digos in camicia bianca a maniche corte.

Più tardi si giustificherà: Eravamo quattro gatti, dovevamo farci spazio.

Sparsi nelle vie adiacenti i tifosi trovano un cantiere: prendono mattoni, sanpietrini, pezzi di ferro, sassi e tornano all’ attacco nella piazza. Trascinando con sè tutto quello che trovano: biciclette, cassonetti, motorini. Carabinieri feriti Ma intanto la polizia ha chiesto rinforzi. La città è sconvolta dalle sirene, si alza l’ elicottero, arrivano aiuti da Coverciano. In tutto circa duecento unità. E la guerra ricomincia. Per terra resta un carabiniere con la faccia insanguinata, viene colpito anche un ragazzo di 23 anni, che tre ore prima era uscito dall’ ospedale con un versamento al ginocchio. Il carabiniere ferito è stato colpito al petto da una bottiglia in piazzaSavonarola davanti alla sede della fiorentina.

Scende in piazza anche Indolfi, capo della Digos, cercando di calmare i suoi uomini.
Ormai è guerriglia. I tifosi si dividono su due lati, il traffico è bloccato. Il lungo western sembra non finire mai, le cariche si fanno più crudeli. Vengono divelti e usati pezzi di cartelli stradali, cinghie, catene con lucchetti.

Intanto la gente dalle case e affacciata alle finestre sembra solidarizzare con i ragazzi, con chi lotta in nome di Baggio.
L’ avvocato Claudio Pontello riuscirà a lasciare la sede solo alle otto di sera, ben nascosto in un cellulare. Se ieri pomeriggio la rivolta è stata firmata dai tifosi, l’ altra notte è stata la città a scendere in piazza per Baggio. Risultato: cinque cariche della polizia, l’ ultima poco dopo l’ una. Botte con il calcio del fucile a chiunque correva nei paraggi. Trecentocinquanta tra poliziotti e carabinieri a difesa di un chilometro rotondo di città, la piazza dove abita il conte Flavio Pontello. Facce degli agenti già viste, gli stessi che a marzo vennero come rinforzo per ripulire la città dai neri. Facce della gente non note: ragazzi, signore con il golfino sulle spalle, uomini della porta accanto, e quelli che una volta si chiamavano hippies.

Estranei al calcio, ma non alla città.

Un popolo che in una calda notte di mezza estate si è ritrovato più nudo e più solo. La città si è buttata in strada così com’ era: con le mani in tasca, con il cane da far passeggiare, con biciclette e motorini. Viale Gramsci si è subito intasato. Colonne di macchine in doppia fila. Mani pigiate sui clacson a tutto volume.

telegiornali e le tv private avevano appena dato la notizia: Baggio non è più della Fiorentina.

Ma Baggio più che della squadra è sempre stato della città.

Forse nel duemila i vincoli di sangue saranno più pallidi, ma oggi funzionano ancora con ferocia.

Alle nove di sera cinquanta persone, alle dieci duecento, poi la moltiplicazione dovuta, alla voglia di esserci, di far qualcosa, fosse solo una battuta inutile. Cittadini qualsiasi, dilettanti della protesta, gente che quasi preoccupata chiedeva: C’ è stato un attentato?

Molotov nel cantiere
Oltre ai soliti ultras molti ragazzi sui vent’ anni, persone in giacca e cravatta, a cantare, assediando la palazzina dei Pontello:

Tutte le sere, verremo tutte le sere, sul ritmo di Guantanamera.

E ieri sera infatti sono tornati, perchè ieri Firenze non voleva andare a dormire. E alle 22 tutto è ricominciato e il primo obiettivo sono stati i Pontello. In un loro cantiere, a via del Campaccio, c’ è stato un incendio, causato forse da molotov o da una bomba rudimentale. Nuovi incidenti in piazza Donatello, dove ha sede la finanziaria dei Pontello, e in piazza Savonarola, dove c’ è la Fiorentina. Nuove cariche della polizia che ha usato anche i lacrimogeni, una guardia giurata, in un attimo di nervosismo ha sparato in aria. Un gruppo, a bordo di moto, ha caricato degli agenti con tondini e sampietrini. Il numero dei fermi è continuato a salire, mentre gli ultrà si dirigevano verso un altro obiettivo, il ritiro della nazionale, dov’ è anche Baggio, a Coverciano. Ci sono state grida e pietre, un cassonetto ha preso fuoco. La polizia è intervenuta operando sette fermi. E nel frattempo gli ultrà hanno cominciato a radunarsi anche intorno allo stadio, con la minaccia di devastare all’ impianto appena finito per il Mondiale di Italia 90
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